• Pubblicata il:
  • Autore: Via Fin Boz
  • Categoria: Racconti fetish
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Io e C. (la nostra giornata)

Io e C. stavamo insieme da un po'. Abitavamo in un appartamento piccolo ma molto accogliente in periferia. Quel giorno tutto era tranquillo e per la strada si sentiva qualche ragazzi giocare a calcio nel cortile . Raramente passava qualche auto. Mi piaceva allontanarmi da casa e fare lunghe passeggiate al tramonto, lм nella periferia, per assaporarne la quiete. Il sole tiepido scaldava l'aria e colorava di giallo le facciate scrostate dei palazzi che si erigevano, tutti in fila, come anziani seduti davanti al bar della piazza. Dietro di me un campo abbandonato e dell'erba incolta; proseguendo verso di esso incrociavo qualche TIR con lo sguardo. "Dove sei?" mi aveva appena scritto C. tramite un SMS. Le avevo detto di trovarmi in giro vicino casa e che probabilmente sarei andato a comprare qualcosa al supermercato del quartiere. Mi rispose qualche minuto dopo: "Non fare tardi. Ho una sorpresa per te! ;)". Oh, quanto adoravo quella ragazza La mia vita era diventata perfetta da quando l'avevo conosciuta. C. era solo un anno piщ giovane di me, lavorava da qualche mese come segretaria in un'azienda locale. Dal primo momento in cui c'eravamo conosciuti avevo sentito qualcosa per lei. Nell'istante stesso in cui il suo sguardo aveva incrociato il mio, qualcosa di magico doveva essere accaduto perchй nй io nй lei eravamo esattamente due persone socievoli. Il caso perт volle che lei mi facesse una domanda poco prima di salire sull'autobus; io le risposi e da lм iniziammo a parlare. C'era qualcosa di magnetico in lei: la sua voce dolce, i suoi occhi grigi, i capelli biondi, l'abbigliamento da viaggiatrice incallita con lo zaino perennemente in spalla e le scarpe che pendevano da esso, appese coi lacci. Era come se vedessi me stesso riflesso nel corpo di un'altra persona. L'odore di cartone fuori dal supermercato mi aveva riportato alla realtа. Mi era arrivato al naso sospinto dalla ventola che ronzava nel compressore a fianco alla saracinesca. Mi ero messo a leggere le offerte prima di entrare: non compravo mai i prodotti scontati, ma mi piaceva ugualmente sapeva cosa costava meno. Perlustrai le corsie come di consueto prima di decidermi ad acquistare qualcosa. Alla fine la mia scelta ricadde su una scatola di biscotti che io e C. amavano entrambi, della frutta, un cartone di latte di mandorle e una bottiglia di amaro. "Sono quasi a casa, amore!" le avevo scritto. Entrando nell'androne un odore di focaccia fatta in casa mi aveva avvolto. Ero estasiato e cominciavo ad avere anche una certa fame. Avevo fatto le scale di casa di corsa, infilato la chiave nella toppa e spinto quest'ultima quando mi accorsi di un bigliettino ben in vista sul tavolo. Era un post-it giallo accanto al quale si trovavano gli abiti di C. Il biglietto diceva: "Vieni in bagno". Sentii il cuore aumentare il ritmo. Ero emozionato e divertito come un bambino a Natale. Posai la busta della spesa per terra, mi sfilai le scarpe e mi diressi in bagno. Appena aprii la porta, il mio angelo mi saltт addosso. Era completamente nuda, indossava solo un paio di mutandine di pizzo nero e i seni, piccoli e tondi, le saltellavano a destra e sinistra. Aveva sciolto i capelli, era sudata, sapeva di buono. "Amore!" mi disse e mi cinse la braccia attorno. Dopodichй, afferrт la mia testa fra le mani e mi baciт con decisione. Fu un bacio lungo e appassionato che ci scambiammo a occhi chiusi. Le nostre lingue si salutarono in quel momento. "Oggi и un giorno speciale" disse allontanandosi dalle mie labbra ma continuando a sostenere lo sguardo "perchй ho avuto la promozione a lavoro!". "Oh, amore, ma и fantastico!" risposi raggiante. Feci per abbracciarla a mia volta ma mi bloccт. "E sai questo cosa vuol dire?" domandт sorridendo "Be', prenderai uno stipendio piщ alto e..." non terminai la frase perchй lei rise e si coprм la bocca con la mano subito dopo. "Non ricordi la nostra promessa? Il giorno in cui mi avrebbero promossa sarebbe stata la nostra giornata!" Di colpт mi torno in mente ciт che eravamo promessi appena eravamo venuti ad abitare qui. C. era piuttosto scoraggiata in quel periodo e ritenenva la promozione una meta irraggiungibile. L'avevo consolata come meglio sapevo fare, baciata sulla fronte e stretta forte al petto per rasserenarla. Amavo accarezzarle i capelli quando appoggiava la testa vicino al mio cuore. Risi poichй mi sembrava che mi stesse per capitare una cosa troppo bella per essere vera. Il sesso con C. andava alla grande, su questo non c'era dubbio. Sapeva anche che mi piacevano i giochi di ruolo in cui lei mi ordinava di servirla e riverirla con un pizzico di severitа e d'autoritа, benchй a un animo cosм tenero tale parte venisse difficile e si concludeva spesso con risate gioiose e sorrisi complici da ambo le parti. La "nostra giornata" era un accordo che facemmo un giorno mentre ci stuzzicavamo per alimentare l'uno il desiderio dell'altra. Sarebbe dovuta essere una giornata interamente dedicata al sesso come piщ piaceva a noi: sudato, sporco, bagnato, animalesco, forte, provocatorio. Senza nessun pudore. "E quindi questo vuol dire che..." ancora una voltа non riuscii a finire la frase perchй mi portт il dito indice davanti alle labbra facendomi segno di tacere. Mi guardт voluttuosamente e poi mi ordinт bisbigliando, tutt'ad un tratto seria in viso, di inginocchiarmi. Ovviamente obbedii senza pensarci. Il cuore mi pulsava forte ed ero ormai visibilmente in erezione. "Bravo" sussurrт sospirando. Poi si mise le mani sulle ginocchia e portт il busto in avanti verso di me. Dal mio punto di vista, i suoi seni tondi apparivano ancora piщ incantevoli. Pendevano liberi e parevano volermi raggiungere. Si leccт lentamente le labbra e mi accarezzт. I suoi capelli mi sfioravano il volto. Quando la viddi raccoglierli all'indietro e portarseli dietro l'orecchio, mi fu ben chiaro cosa intendesse fare. Arrotondт le labbre e ne fece colare un filo di bava denso e odoroso che mi si appoggiт sulla fronte. Continuт ad accarezzarmi e guardare la sua opera con una certa soddisfazione. Il rigolo di bava che mi colava giщ dalla la fronte era ormai quasi giunto al naso. Ne gustavo l'odore, ne percepivo la consistenza densa. La sua saliva era un nettare sublime, dolce e dissetante. Avvicinт la sua faccia alla mia tenendomi la testa con le mani. Lentamente cominciт a leccare via la sua saliva dal mio viso. Sembrava una gattina che puliva a linguate il suo pasto prelibato in previsione di una lauta mangiata. Quand'ebbe raccolto tutto, se lo reimpastт in bocca e, continuando ad accarezzarmi, se lo fece colare giщ dalla lingua. Due gocce mi arrivarono sulle labbra. M'inclinт il viso a destra e fece scendere giщ il resto della bava sulla mia guancia, leccando dopo diligentemente il tutto. "Stasera non hai scampo." disse fissandomi estasiata e assorta nel suo gioco. "Fammi tuo, amore." le risposi, in preda al piacere intenso. "Oh, ci puoi giurare! Questo и soltanto l'inizio, amore mio. Stasera mamma gatta ha tanta fame ed и in vena di sperimentare..." replicт lei, intervallando la frase a baci e sospiri. Mi diede ordine di seguirla fino in cucina. Frugт un po' nella busta della spesa e tirт fuori l'amaro. Ne bevemmo un sorso: sapeva che adoravo il suo alito alcolico, in piщ il liquore la disinibiva. Continuт a rovistare nella busta e ad un certo punto si fermт di colpт. Mi guardт complice e rise maliziosa. "M'и venuta un'idea!" fece "guarda qua". Incominciт a riempirsi la bocca voracemente di acini d'uva. Erano rossi, grandi e succulenti tanto che una goccia di succo rosso rubino le rigт il mento. Masticava sgraziatamente, a bocca aperta, facendo tanto rumore. Si fermт e si sputт il bolo sul palmo della mano. Mi guardт sorridendo e mi spinse la testa contro di esso: voleva che mi nutrissi di quegli acini semimasticati. Le leccai avidamente il palmo senza lasciare neppure un pezzettino d'uva masticata e ingoiai riverente. Lei nel frattempo si sedette, allargт le gambe e s'ingozzт nuovamente d'uva. Io mi inginocchiai e portai il muso verso le sue mutandine. Ero cosм eccitato che gliele avrei strappate a morsi. C. si sputт nuovamente il cibo masticato sulla mano ma stavolta si rialzт, se lo infilт nelle mutandine dalla parte del sedere e si sedette. Gemette e chiuse gli occhi mentre il succo si spargeva sul piano della sedia. "Ora puliscimi il culo." mi ordinт guardandomi con aria autoritaria. Mi diede le spalle, s'inarcт e s'abbassт le mutandine. Davanti a me si presentava uno spettacolo godurioso: il suo fondoschiena rotondo. C'erano acini spappolati un po' dappertutto e decisi di cominciare ripulendolo per primo da quelli. Premetti la faccia contro quella meraviglia della natura. Era morbido e caldo, un'opera d'arte. Pian piano la mia lingua si fece strada verso il suo ano; tentai di spingere ancora di piщ il mio volto bagnato tra le sue natiche, volevo nascondermi tra quelle due semisfere cosм sensuali. Le leccai libidinosamente l'ano e c'infilai dentro la lingua. I suoi gemiti mi spronavano ad andare piщ forte. Mi alzai, l'afferrai per i fianchi e le abbassai le mutandine fino alle ginocchia. La spinsi poi contro il tavolo: avevo voglia del suo frutto proibito. Da dietro, cominciai a palparla e mi accorsi subito che, succo d'uva a parte, era parecchio bagnata. Mi sfilai i pantaloni in tutta fretta e la feci mia tenendola ben salda, quasi come se stesse tentando di scappare e io volessi immobilizzarla. Ansimavamo e sudavamo. Il ritmo aumentava mentre la penetravo. Le palpai i seni e presi i suoi capezzoli fra le dite. Mentre la tenevo per le tette, davo colpi di bacino sempre piщ veloci, sempre piщ profondi. Le infilai un dito in bocca e la baciai ripetutamente sulla guancia. Mi incitava a non fermarmi e sentirla parlare noncurante del mio dito nella sua cavitа orale era parecchio stimolante. Mi fermт all'improvviso e disse: "Aspetta, non и ancora finita..." per poi ridacchiare sorniona. "Cosa?" le chiesi io incuriosito ed eccitato. "Vedrai..." si allontanт da me e mi fece segno di seguirla in soggiorno. Si fermт al centro del tappeto e si sfilт le mutandine intrise di succo, lanciandole via. Dopodichй avvicinт a sи la bacinella che avevamo comprato per questi momenti e ci si sedette sopra. "Oggi torno bambina, amore. Vieni qui, avanti..." mi disse eccitatissima. Io ovviamente obbedii senza pensarci. Un fiotto di urina calda sgorgт dalla sua vagina. Sentivo il liquido infrangersi contro il fondo basso della bacinella. C. pisciava e mi guardava sorridente, immaginando giа cos'avrebbe seguito quel momento. Quand'ebbe finito, si alzт dalla vaschetta e ci si sedette a fianco. C'infilт le mani dentro e se le riempм di pipм. Se la sparse dapprima sulla pancia, poi sul seno, in faccia e infine sui capelli. "Non mi aiuti?" disse con uno sguardo di sfida mentre continuava a detergersi con la sua urina. Misi le mani a coppa e la aiutai a bagnarsi i capelli. Non potei fare a mano di leccarle le guance, sapide e inviscidite. "Oh, ti piace, eh?". Mugolai un sм e la strinsi a me. La sua urina mi aveva praticamente inzuppato. "Non finisce qui, sai? Mi sono solo lavata" riuscм a dire lei mentre io non le davo tregua con la lingua "ma ora voglio uno shampoo. Uno shampoo speciale." Era cosм che avevamo soprannominato la pratica dell'eiacularle sui capelli. Mi fece segno d'alzarmi, si voltт verso di me e avvolse il mio pene tra i suoi lunghi capelli biondo scuri, fradici di piscio. Portт il mio pene alla sua bocca e cominciт a passarselo sulle labbra. Si fermт un attimo a guardarmi, poi mi sputт sul cazzo e prese a ciucciarlo devotamente. Avvicinandomi all'apice del piacere, le feci un cenno. Smise di suggere e portт il mio pene sopra il suo capo, continuando a masturbarmi. Nel giro di pochi minuti, una colata di sperma biancastro le ricoprм la chioma. Mi sorrise come una ragazzina che aveva ricevuto ciт che desiderava per Natale e poi si insaponт, rimestandosi il mio sperma con le mani e continuando a guardarmi sorridente. "Devo andare in bagno, accompagnami" disse serenamente dopo un po'. Amavo la naturalezza con la quale faceva i suoi bisogni davanti a me. Quando conversavamo, non c'era neanche bisogno d'interromperci se le scappava: ci spostavamo semplicemente nel bagno continuando a chiaccherare, lei seduta sulla tazza, io sul bordo della vasca da bagno. Quel giorno perт era diverso: sarebbe dovuta essere la nostra scopata piщ pazza e tale fu. Percorse tutto il corridoio gattonando e si sedette sulla tazza del WC. Divaricт le gambe e spinse la mia testa contro la sua vagina madida: esigeva che la facessi venire leccandogliela. Ci diedi dentro di lingua mentre lei mi ricompensava sputandosi sulla mano e lavandomi la faccia, giа bagnata dai suoi umori. Dopo qualche minuto si alzo in preda all'orgasmo e, costringendomi a tenere la faccia attaccata alla sua fica, pisciт in piedi infradiciandosi tutta. Ci gettammo a terra a rotolare nella pozzanghera gialla sotto di noi stretti in un abbraccio. Poi ci guardammo negli occhi e sorridemmo entrambi. Ci baciammo, ci rialzammo, ci prendemmo per mano e facemmo una lunga doccia calda, pomiciando sotto l'acqua. Riportandola a letto, lasciai che si sdraiт per prima. Era nuda e profumata, troppo invitante per non aprirle le gambe e accarezzarle ancora un po' la vagina. Chiuse gli occhi mentre lo facevo, dandomi implicitamente il consenso a continuare e a infilarle un dito. Aumentai il ritmo e fu inevitabile tornare a penetrarla. Le tenevo le gambe alzate baciandogliele e mordicchiando qua e lа. Nel mentre, lei si portт un piede alla bocca e cominciт a leccarsi la pianta mentre io ne gustavo il dorso. Le afferrai l'altro piede e ci venni sopra copiosamente. Era la nostra buonanotte. Ci addormentammo l'uno con la testa rivolta verso i genitali dell'altra. Amavo quella ragazza.

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