Mia suocera: che troia

La settimana scorsa avevo bisogno di far firmare dei documenti ai miei suoceri.
Al telefono Aristide mi ha invitato a passare venerdì sera “perché è la loro serata
Trasgressiva” e sicuramente mi sarei divertito anch’io.
Ad aprirmi è venuta Giovanna e…..quale piacevole sorpresa vederla truccata e vestita in maniera “attraente”. Una gonna longuette nera chiusa centralmente da una chiusura lampo, chiusa per modo di dire poiché era molto aperta; come pure la camicia bianca, che metteva in risalto i suoi abbondanti seni. La stoffa leggera e trasparente mostrava un reggiseno a balconcino, ma di una taglia inferiore, tanto da scoprire quasi tutti i capezzoli.
Terminate le formalità, ci siamo accomodati sul divano dove lei ci ha servito il caffè: ero eccitatissimo perché oltre ai seni mi ero accorto che dalla gonna s’intravvedeva il pizzo dell’autoreggente.
Seduta in mezzo a noi uomini, accavallando le gambe aveva completamente scoperto il pizzo e di traverso appariva il triangolo bianco dello slip. Quel porco di Aristide aveva inserito una cassetta di un filmino porno e l’eccitazione era al massimo; il cazzo duro mi scoppiava nei pantaloni. Lei commentava certi passaggi del film in maniera spudorata e non disdegnando di appoggiare una mano sulle mie cosce per farmi dei commenti in un orecchio e ciò acuiva la mia eccitazione.
Aristide ha iniziato a farsi una sega e mi diceva: abbiamo una gran troia in mezzo a noi e a chi tira per primo il cazzo se la chiava.. Un secondo dopo il mio braccio era attorno alle sue spalle e la mano correva nel solco dei suoi seni palpandola e pizzicandole i capezzoli turgidi. La mia lingua saettava nella sua bocca calda e vogliosa. L’altra mano scivolava dalla sua coscia verso il fondo trovando la seta dello slip bagnato, come se si fosse pisciata addosso. Le gambe si aprirono invitanti: veramente gran troia. La sditalinavo furiosamente; la mano scivolava nella sua gran figa che colava in maniera vergognosa. Le dita impiastricciate s’infilavano alternativamente nella figa e nel culo. Anche lei mi procurava gran piacere scorrendo su e giù furiosamente la sua mano in una sega favolosa. Poi lei scivolò di lato per imboccare il mio cazzo gonfio e paonazzo di godimento. La sua lingua roteava tutto attorno al palo di carne pulsante.
Poi l’imboccò, calando decisamente fino ad ingoiarlo tutto, succhiandolo rumorosamente risalendo.
Mugolavo insultandola, finchè non si mise a cavalcioni, impalandosi sul mio cazzo. Ma la sua figa era immensa ricoperta di una calda brodaglia di sborra; ho dovuto infilarle due dita nel culo per renderlo sensibile e la sua lingua con il gusto del mio cazzo si infilava in una gran leccata nella mia bocca. Abbiamo goduto all’unisono in pochi attimi: che chiavata.

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