• Pubblicata il:
  • Autore: ALEX TOSATTI
  • Categoria: Racconti etero
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PICCOLE TRASGRESSIONI DI UNA PARRUCCHIERA (parte terza)

Passai subito alle vagina, già molto umida per l'eccitazione. Con la punta della lingua, aprii delicatamente le grandi labbra fino a liberare quelle piccole, e le leccai con dolcezza su e giù per una ventina di volte prima di dedicarmi anche al clitoride.
Confesso che, pur sapendo che era il punto più sensibile del piacere femminile, da ragazzi lo avevo trattato con diffidenza. Sapevo anche che, in effetti, era l'embrione di un pene che si era invece sviluppato in vagina, ma il suo minuscolo glande mi ricordava comunque un cazzo.
Fu l'esperienza a farmi capire quanto era importante per il piacere di una donna Così, abbandonati i pregiudizi, col tempo ne divenni un ammiratore.
Rispetto a quelli che avevo già "ammirato", il clitoride di Sonia era puttosto "ingombrante". Come tutto il suo apparato genitale, sembrava ubbidisse al vecchio proverbio italiano "figa nàna... tutta tàna!"
Prima lo assaggiai con lievi tocchi centrali, poi lo conquistai con ripetute e continue leggere leccate in tutte le direzioni, alternate a "linguate a pennello" su tutta la vagina ed a "penetrazioni orali".
In breve, dopo aver ansimato, inarcato il bacino e tremato, Sonia ebbe il secondo squassante orgasmo.
Tolsi le sue gambe dalle mie spalle e le appoggiai sulla sedia girevole. Il suo cuore batteva forte ed il respiro era ancora veloce. Le diedi un bacio sulla bocca circondata da goccioline di sudore e mi accomodai sull'altra sedia aspettando che si rilassasse.
- "Accidenti!", disse, "sarà perchè è un pezzo che non faccio l'amore, ma mi sento stanchissima... felice, ma stanchissima..."
- "Tranquilla", risposi, "anch'io ho bisogno di riprendere fiato...".
Le presi la mano, la feci sedere sulla mia gamba, l'abbracciai e le accarezzai a lungo i glutei. Lei appoggiò la testa sulla mia spalla e chiuse gli occhi sorridendo. Dopo aver dormito per alcuni minuti, si svegliò di soprassalto.
- "Scusa... ero così rilassata che..."
- "Sei bellissima anche quando dormi, sicuramente molto meglio di quella che tu chiami escort le sussurrai.
Sollevò la testa e mi baciò con trasporto. Stavolta la sua lingua si muoveva con sicurezza, e si mescolava con la mia senza fretta, dolcemente.
Fu un bacio lunghissimo, appassionato, che mi provocò un'altra erezione. Lei se ne acorse e, senza dire niente, si alzò, si mise a cavalcioni, afferrò il pene e se lo infilò pian piano in vagina,
- "Ma è ancora sporco di sperma! E se rimani incinta?"
- "Non preoccuparti, anche se non ho più rapporti con quello stronzo, prendo ancora la pillola perchè mi regolarizza il ciclo..."
Approfittando del sedile con le rotelle, coi piedi lo girai verso lo specchio per vedere i nostri corpi nudi. I miei grossi testicoli ballonzolavano mentre ci muovevamo in perfetta sincronia ed il pene veniva di volta in volta inghiottito o liberato dal salire e dallo scendere nella sua vagina.
Quella posizione permetteva di godere anche con gli occhi. Feci un altro mezzo giro col sedile e dissi:
- "Guarda, quelli siamo noi..."
Alzò lo sguardo e lo riabbassò subito.
- "Ma lo sai che sei proprio un porco?"
Poi lo alzò di nuovo e rimase a guardare. Come a molti di noi, la eccitava vedere se stessa mentre faceva sesso, la faceva sentire più femmina... più puttana.
Dopo diversi minuti di su è giù, di baci e succhiamenti di seno, chiuse gli occhi e si inarcò all'indietro aumentando progressivamente il ritmo dalle penetrazioni, cominciò a mugolare e, fremendo, raggiunse il terzo prolungato orgasmo.
Allora girai di nuovo il sedile, mi concentrai sullo specchio e, prima che lei rallentasse troppo, diedi anch'io gli ultimi colpi e le sborrai dentro.
Sfiniti, restammo immobili per qualche attimo. Ma dalla vagina cominciò a colare tanto di quello sperma che lei fu costretta ad alzarsi ed io a sfilare rapidamente il pene.
In piedi e con le gambe divaricate, lei continuava a gocciolare sul pavimento. Mentre afferravo l'asciugamano per tamponarle la vagina, urtai un flacone di shampoo bianco che, rovesciandosi, iniziò a sua volta a gocciolare con un effetto del tutto simile. Il rumore attirò la nostra attenzione verso il banco e lo specchio, che rifletteva impietosamente la nostra buffa immagine.
- "Guarda boy, quelli siamo noi...", disse lei ridendo.
- "E' una frase che ho già sentito, girl..." risposi ridendo anch'io.
Dopo aver pulito il banco ed il pavimento, usammo i lavandini lava-testa da parrucchiera come se fossero bidet, ci rivestimmo e Sonia aprì la saracinesca che dava sulla strada.
- "Quant'è?", dissi io riferendomi al taglio dei capelli.
- "20mila, come al solito...", rispose lei ironicamente.
Le diedi il denaro.
- "E lo scontrino?"
- "Lo scontrino te lo dò la prossima volta e forse ti darò anche qualcos'altro... allora facciamo sempre tra due settimane?"
- "No, vorrei provare quel trattamento anticaduta per capelli... facciamo domani?"
- "Ok, mi piacciono queste piccole trasgressioni. Ti prenoto per domani alle 7 di sera", disse lei dandomi un bacio furtivo.
Scopammo come ricci per un mese, poi al marito giunsero strane voci. Smise di tradirla e, per il bene della bambina, fecero pace.
Sono passati più di vent'anni da quel periodo, eppure io continuo a frequentare il suo negozio. Mentre lei continua a chiudere la saracinesca e... ad aprire le gambe.
FINE

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